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COLLEGATO AMBIENTALE: dal 2 Febbraio in vigore le modifiche alla Legge sulla Caccia

COLLEGATO AMBIENTALE: DAL 2 FEBBRAIO IN VIGORE LE MODIFICHE ALLA LEGGE SULLA CACCIA
Dal 2 febbraio saranno in vigore le modifiche alla L. 157/92 contenute nell’ articolo 7 del Collegato Ambientale il provvedimento che introduce la nuova normativa in materia ambientale e di green economy approvato il 22 dicembre scorso. Sulla Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2016 è stata infatti pubblicata la legge n. 221 del 28 dicembre 2015 che riporta le nuove disposizioni introdotte in materia di cinghiali, caccia in deroga allo storno, nutrie e appostamenti fissi.
In allegato il testo del provvedimento:

LEGGE 28 dicembre 2015, n. 221
Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali
Art. 7
Disposizioni per il contenimento della diffusione del cinghiale nelle aree protette e vulnerabili e modifiche alla legge n. 157 del 1992
1. E' vietata l'immissione di cinghiali su tutto il territorio nazionale, ad eccezione delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico-venatorie adeguatamente recintate. Alla violazione di tale divieto si applica la sanzione prevista dall'articolo 30, comma 1, lettera l), della legge 11 febbraio 1992, n. 157.
2. E' vietato il foraggiamento di cinghiali, ad esclusione di quello finalizzato alle attivita' di controllo. Alla violazione di tale divieto si applica la sanzione prevista dall'articolo 30, comma 1, lettera l), della citata legge n. 157 del 1992.
3. Fermi restando i divieti di cui ai commi 1 e 2, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano i piani faunistico-venatori di cui all'articolo 10 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, provvedendo alla individuazione, nel territorio di propria competenza, delle aree nelle quali, in relazione alla presenza o alla contiguita' con aree naturali protette o con zone caratterizzate dalla localizzazione di produzioni agricole particolarmente vulnerabili, è fatto divieto di allevare e immettere la specie cinghiale (Sus scrofa).
4. All'articolo 19-bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«6-bis. Ai fini dell'esercizio delle deroghe previste dall'articolo 9 della direttiva 2009/147/CE, le regioni, in sede di rilascio delle autorizzazioni per il prelievo dello storno (Sturnus vulgaris) ai sensi del presente articolo, con riferimento alla individuazione delle condizioni di rischio e delle circostanze di luogo, consentono l'esercizio dell' attivita' di prelievo qualora esso sia praticato in prossimita' di nuclei vegetazionali produttivi sparsi e sia finalizzato alla tutela della specificita' delle coltivazioni
regionali».
5. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2, il comma 2 e' sostituito dal seguente:
«2. Le norme della presente legge non si applicano alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti, alle nutrie, alle arvicole. In ogni caso, per le specie alloctone, comprese quelle di cui al periodo
precedente, con esclusione delle specie individuate dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 19 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio 2015, la gestione e' finalizzata all'eradicazione o comunque al controllo delle popolazioni; gli interventi di controllo o eradicazione sono realizzati come disposto dall'articolo 19»;
b) all'articolo 2, il comma 2-bis e' abrogato;
c) all'articolo 5, dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti:
«3-bis. L'autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 3 costituisce titolo abilitativo e condizione per la sistemazione del sito e l'istallazione degli appostamenti strettamente funzionali all' attivita', che possono permanere fino a scadenza dell'autorizzazione stessa e che, fatte salve le preesistenze a norma delle leggi vigenti, non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi, abbiano natura precaria, siano realizzati in legno o con altri materiali leggeri o tradizionali della zona, o con strutture in ferro anche tubolari, o in prefabbricato quando interrati o immersi, siano privi di opere di fondazione e siano facilmente ed immediatamente rimuovibili alla scadenza dell'autorizzazione.
3-ter. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono con proprie norme le caratteristiche degli appostamenti nel rispetto del comma 3-bis»

Nota del direttore all'art. 7:
Si riporta il testo degli articoli 30, comma 1 e 10 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 46 del 25 febbraio 1992:

"Art. 30 Sanzioni penali. - 1. Per le violazioni delle disposizioni della presente legge e delle leggi  regionali si applicano leseguenti sanzioni:

a)         l'arresto da tre mesi ad un anno o l'ammenda da lire 1.800.000
a lire 5.000.000 (da euro 929 a euro 2.582) per chi esercita la caccia in
periodo di divieto generale, intercorrente tra la data di chiusura e la data di
apertura fissata dall'art. 18;

b)         l'arresto da due a otto mesi   o          l'ammenda     da        lire 1.500.000 a
lire 4.000.000 (da euro 774 a euro 2.065) per chi abbatte, cattura o detiene
mammiferi o uccelli compresi nell'elenco di cui all'art. 2;

c)         l'arresto da tre mesi ad un anno e l'ammenda da lire 2.000.000
a lire 12.000.000 (da euro 1.032 a euro 6.197) per chi abbatte, cattura o
detiene esemplari di orso, stambecco, camoscio d'Abruzzo, muflone sardo;

d)         l'arresto fino   a          sei       mesi    e          l'ammenda     da        lire
900.000 a lire 3.000.000 (da euro 464 a euro 1.549) per chi esercita la caccia
nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali,
nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei parchi e
giardini urbani, nei terreni adibiti ad attività sportive;

e)         l'arresto fino   ad un anno    o          l'ammenda     da        lire
1.500.000 a lire 4.000.000 (da euro 774 a euro 2.065) per chi esercita
l'uccellagione;

f)         l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino  a lire 1.000.000 (euro 516) per chi
esercita la caccia nei giorni di silenzio venatorio;

g)         l'ammenda fino a lire 6.000.000 (euro 3.098) per chi
abbatte, cattura o detiene esemplari appartenenti alla tipica fauna stanziale
alpina, non contemplati nella lettera b), della quale sia vietato
l'abbattimento;

h)         l'ammenda fino a lire 3.000.000 (euro 1.549) per chi
abbatte, cattura o detiene specie di mammiferi o uccelli nei cui confronti la
caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi
esercita la caccia con mezzi vietati. La stessa pena si applica a chi esercita
la caccia con l'ausilio di richiami vietati di cui all'art. 21, comma 1,
lettera r). Nel caso di tale infrazione  si applica altresì la
misura della confisca dei richiami;

i)          l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda  fino      a  lire 4.000.000 (euro 2.065) per chi
esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili;

l) l'arresto da due a sei mesi    o l'ammenda     da        lire 1.000.000 a
lire 4.000.000 (da euro 516 a euro 2.065) per chi pone in commercio o detiene a
tal fine fauna selvatica in violazione della presente legge. Se il fatto riguarda
la fauna di cui alle lettere b), c) e g), le pene sono raddoppiate."


"Art. 10 Piani faunistico-venatori. -

1. Tutto il territorio agro-silvo-pastorale nazionale è soggetto
a pianificazione faunistico-venatoria finalizzata, per quanto attiene alle specie
carnivore, alla conservazione delle effettive capacità riproduttive e al
contenimento naturale di altre specie e, per quanto riguarda le altre specie,
al conseguimento della densità ottimale e alla sua conservazione mediante la
riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo
venatorio.

2.         Le regioni e le province, con le modalità previste ai commi
7 e 10, realizzano la pianificazione di cui al comma 1 mediante la destinazione
differenziata del territorio.

3.         Il territorio agro-silvo-pastorale di ogni regione è
destinato per una quota dal 20 al 30 per cento a protezione della fauna
selvatica, fatta eccezione per il territorio delle Alpi di ciascuna regione,
che costituisce zona faunistica a se' stante ed è destinato a protezione nella
percentuale dal 10 al 20 per cento. In dette percentuali sono compresi i
territori ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di
altre leggi o disposizioni.

4.         Il territorio di protezione di cui al comma 3 comprende anche
i territori di cui al comma 8, lettere  a), b) e c). Si intende per protezione
il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnato da provvedimenti
atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole.